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Il sollevamento nell'antichità

Dai tempi della Magna Grecia ad oggi, l’ingegno italiano del sollevamento continua, nelle opere e nelle tecnologie. Il grande marchio di Cologno Monzese (Mi) ha voluto ricordarcelo, attraverso un’originale campagna pubblicitaria. Che ci parla, anche, di speranza

La storia del sollevamento fa parte di una vicenda più grande, che riguarda l’alba della nostra civiltà e le sue prime, mirabili, realizzazioni. Ha voluto ricordarcelo, attraverso una campagna d’immagine dallo spiccato accento culturale, uno dei principali attori della componentistica in fune del nostro settore: la milanese Teci.
L’azienda di Cologno Monzese ha svolto una ricerca accurata sui sistemi di costruzione impiegati nel 500 a.C. per l’edificazione dei capolavori architettonici che costituiscono la Valle dei Templi di Agrigento. Lo straordinario sito archeologico che risale al periodo della Magna Grecia è stato annoverato, nel 1998, tra i luoghi deputati a rappresentare il Patrimonio dell’Umanità, secondo la lista redatta e aggiornata periodicamente dall’Unesco. Per il nostro paese, si tratta di una testimonianza unica di storia civile e artistica dell’antichità italica. In Sicilia, da sempre è una delle mete del turismo internazionale più ambite.

Ingegno operoso
Nei procedimenti di costruzione dei templi di Giove Olimpico e di Giunone, uno dei sistemi adottati per sollevare i grandi conci di tufo consisteva nel far passare corde di fibra negli incavi incisi, a forma di U, nei conci stessi.
Nei resti archeologici delle due sovrastrutture questo sistema risulta evidente.
Con la forza fisica e l’aiuto di mezzi meccanici, i blocchi venivano issati fino all’altezza prevista. Questo accorgimento degli incavi di aggancio consentiva l’affiancamento perfetto delle pietre più pesanti e lo sfilo agevole delle corde, una volta ultimata la posa. Il Tempio di Giunone è uno dei più eleganti monumenti dell’architettura dorica occidentale.

Le 34 colonne della peristasi sono alte 6,44 m. Il Tempio di Ercole, invece, è senz’altro il più antico (risale al 520 a.C.). In stile dorico arcaico, è dedicato alla venerazione di Eracle, una delle divinità più importanti per il culto locale praticato nell’antica Acragas. Oggi ci è rimasto un impianto formato da appena otto colonne, dell’altezza ragguardevole di 10,07 m.

Una tradizione di qualità
L’immagine commissionata da Teci risulta davvero originale, con il simbolico passaggio di consegne tra l’ingegno della classicità e la tecnologia attuale. Il proverbiale “Trefolo Rosso”, simbolo delle specialità del marchio di Cologno Monzese, compare alla destra della foto emblematica di questa campagna e ne evidenzia il punto d’arrivo della strategia commerciale condotta in tutti questi anni. Strategia che si riferisce a un prodotto in fune d’acciaio certificato in accordo alle specifiche, alle normative e alle leggi di tutti i paesi del mondo.

L’elevato livello qualitativo del processo produttivo di Teci è contrassegnato ISO 9001, e la divisione del gruppo Redaelli Tecna è stata una delle prime aziende del settore a ottenere questa ambita certificazione. Le specialità Teci, inoltre, vengono sottoposte a ulteriori test da istituti di controllo ufficiali, nella maggior parte dei paesi importatori. Si tratta di organismi ufficiali di primo piano come il Lloyd's Register of Shipping, il Det Norske Veritas, l’American Bureau of Shipping e il Registro Italiano Navale, tra gli altri. Tutte le funi Teci sono provate a rottura, per verificarne la tenuta di carico effettiva e offrire al cliente la massima affidabilità. La tradizione italiana del sollevamento continua, negli uomini e nelle opere. E un’immagine, a volte, può davvero trasmettere, in modo esemplare, la speranza di rinascita a cui noi italiani tanto aneliamo, ormai da molto tempo.